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Lasciare tutto e partire

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Diario di una famiglia in giro per il mondo: giorno -93

Credo che almeno una volta nella vita ogni persona abbia pensato di lasciare tutto e partire.

Anche noi eravamo tra quelle persone. Fino a quando quel piccolo pensiero sporadico è diventato così rumoroso dentro di noi da non poter più essere ignorato.

Ma come abbiamo fatto a prendere una decisione così drastica? Quali sono state le nostre motivazioni? In questo articolo proveremo a rispondere a queste domande e a ripercorrere la strada che ci ha portato a mollare tutto e partire (qui invece trovi il video completo su YouTube).

Le motivazioni: perché abbiamo deciso di lasciare tutto e partire

Non risulta facile capire le scelte di altre persone se cerchiamo di leggerle con la nostra storia: ognuno ha un trascorso alle spalle, esperienze vissute, le quali portano ad avere una propria chiave di lettura che dovremmo cercare di abbandonare per entrare più profondamente nel mistero della vita altrui.

Alla base delle nostre esistenze ci sono una serie infinita di crocevia in cui abbiamo deciso di imboccare una strada anziché un’altra, la quale ci ha portato al punto in cui ci troviamo in questo momento.

Siamo una famiglia, formata da individui unici e differenti tra loro; ci piace pensare di essere come gli ingredienti di una ricetta: diversi, con sapori particolari e consistenze proprie che, una volta uniti, sono capaci di dare origine a qualcosa di speciale.

Veniamo da realtà, relazioni intessute e caratteri profondamente diversi e, per giungere alla decisione di lasciare tutto e partire, ci siamo arrivati percorrendo sentieri distinti che ad un certo punto della vita si sono uniti.

Elena ha da sempre avuto nel suo cuore il desiderio di partire, di scoprire e di conoscere: fin da piccola il suo sogno era quello di diventare archeologa per poter viaggiare in tutto il mondo, svelare antichi misteri e scoprire civiltà perdute.

Mirko coltivava il desiderio di trovare un posto in cui potersi sentire davvero utile, ma non lo stava cercando realmente.

Rebecca, invece, a soli due anni si è trovata ad essere una “esploratrice della natura selvaggia”!

Nella nostra vita abbiamo compiuto quelli che definiamo “i passi che ci si sarebbe aspettati da noi”: ci siamo laureati, abbiamo trovato un lavoro, abbiamo posto radici in quella che chiamavamo “casa”, siamo diventati una famiglia e poi abbiamo deciso di mettere al mondo Rebecca.

Noi, da “bravi cittadini”, abbiamo compiuto questi passi ma sempre con qualche dubbio o domanda dentro di noi.

Era davvero quello che desideravamo o semplicemente quello che la società ci aveva chiesto?

C’era qualcosa che non andava: era come se fossimo stati portati a prendere delle decisioni e che quelle decisioni non fossero davvero “giuste” per noi.

Era come se ci fosse un’immagine in noi ancora sfocata che non riuscivamo ad interpretare bene. Ed ecco che su questo terreno è arrivata la fatidica domanda: “e adesso?”.

Ora che avevamo raggiunto tutti gli obbiettivi presenti sulla “lista delle cose da fare” (quella famosa lista immaginaria che la società ci aveva messo in mano fin da quando eravamo piccoli), ora che tutte le caselle erano state sbarrate, cosa avremmo dovuto fare con le nostre vite?

Avremmo dovuto semplicemente aspettare la pensione?

Continuare giorno dopo giorno a fare ciò che facevamo sempre con quel sentore di incompiuto nei cuori? Andare avanti ad aspettare il fine settimana o le ferie per avere una “parentesi di vita” davvero nostra? Possibile che la nostra esistenza fosse solo questo? Possibile fosse tutto lì?

E se noi invece avessimo voluto altro? E se non fossimo stati soddisfatti di come stavano le cose? E se questo schema a noi non fosse andato bene come a tutti gli altri?

Ci siamo trovati così a camminare su un filo sottile che separava due realtà agli antipodi tra loro come dentro o fuori, sopra o sotto; senza sapere da che parte stare.

Non ci sono mai piaciute le etichette e le categorie in cui da sempre si cerca di incasellare le persone, non ci sono mai piaciuti i giudizi, i pregiudizi, le classifiche; e così abbiamo compreso che la lista che avevamo appena terminato altro non era che un enorme macigno per le nostre vite e che avremmo dovuto trovare un modo per cambiare tutto, per dare una svolta alle nostre esistenze.

Desideravamo davvero qualcosa di diverso per la piccola Rebecca.

Lasciare tutto e partire: la svolta

La nascita di Rebecca e la pandemia di Covid-19, sono stati per noi come due grandi terremoti che ci hanno indotto ad interrogarci e a mettere in crisi tutto ciò che di “certo” avevamo o pensavamo di avere: il lavoro, i soldi, i sogni, gli amici, il Paese, la famiglia, la religione, … tutto!

Il primo evento ha scombussolato l’equilibrio che avevamo dentro di noi: improvvisamente eravamo diventati mamma e papà, c’era una nuova persona di cui occuparsi, un nuovo equilibrio tra noi e tra noi e il mondo esterno.

In questo cammino, che ci ha portato ad assumere delle nuove identità, ci siamo scontrati ancora una volta con la realtà della società in cui stavamo vivendo: essere papà e mamma aveva delle regole, non scritte, che a noi andavamo incredibilmente strette. Il giudizio degli altri su come avevamo deciso di essere genitori, i continui confronti (come se esistesse una fascia di “miglior genitore del mondo”) e l’annullarsi come singoli individui per essere unicamente “mamma” e “papà” era qualcosa che ci faceva sentire fuori luogo.

Non era così che avevamo immaginato il nostro essere genitori e non è di certo così che desideravamo crescere nostra figlia!

Il secondo, ovvero la pandemia, ci ha fatto capire che tutto quello che avevamo, e per cui lavoravamo, altro non era che una comoda prigione dorata e noi non volevamo più rimanere rinchiusi ma spiccare il volo. Abbiamo capito che più di ogni altra cosa desideravamo spogliarci di tutto quello che ci avevano propinato da sempre, per poter finalmente vivere la nostra vita come desideravamo ed in funzione di ciò che avevamo dentro di noi, senza tenere più conto di quello che gli altri si aspettavano da noi.

Avevamo scelto la libertà

Sembra banale come frase, ma non lo è affatto.

Volevamo essere liberi di poter girare il mondo, di poter conoscere, di scoprire cose nuove (del mondo, ma soprattutto di noi stessi), liberi di circondarci di persone slegate da pregiudizi e paure, con una mentalità aperta, pronte ad accogliere il diverso senza temerlo, volevamo trovare la nostra “tribù”.

E ancora, liberi di scegliere una società differente dalla nostra in cui fare crescere nostra figlia felice ed indipendente; di cercare quel posto da poter chiamare “casa”; liberi di sbagliare e poi correggere il tiro, liberi di sognare in grande ed inseguire quei sogni; liberi di essere felici a modo nostro.

Ecco perché abbiamo deciso di lasciare tutto e partire. Non avremmo potuto fare altrimenti. Dentro di noi sentivamo che era quella la strada che avremmo dovuto intraprendere.

Sarebbe stato difficile? Più di quanto immaginassimo.

Spaventoso? Sì. La paura avrebbe potuto bloccarci e impedirci di muoverci di un solo passo. Ma non si può vivere nella paura, crediamo di essere nati ognuno con una propria missione e se per compierla avessimo dovuto superarla quella paura, allora lo avremmo fatto.

Siamo stati coraggiosi? Per alcune persone sì, per altri solo folli. Noi ci sentiamo semplicemente delle persone che hanno deciso di seguire la propria strada nel mondo.

E questa è appunto la nostra strada, quella che è “giusta” per noi, non vuole essere un giudizio sulla vita di nessun’altra persona in questo mondo: quello che noi definiamo “gabbia dorata” per alcuni è semplicemente la vita che desiderano avere ed è meraviglioso così.

Crediamo, infatti, che la diversità sia la vera ricchezza di questo mondo.

La decisione: lasciare tutto e partire

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Il vento ci dà sollievo nella calura estiva, crea melodie con le foglie degli alberi, non lo vediamo ma lo sentiamo, lo viviamo.

Osserviamo i suoi effetti: le tende che si muovono, gli aquiloni che volano; e quando si vengono a creare delle condizioni particolari, si trasforma e si palesa in una tromba d’aria.

E anche per noi quel vento è diventato una tromba d’aria: un giorno abbiamo capito che “lasciare tutto e partire” non era solo uno slogan pubblicitario, qualcosa di utopistico che avevamo letto sui libri, un’esperienza che qualcuno di “fortunato” aveva potuto fare.

Lasciare tutto e partire era diventata una possibilità reale, anche per noi.

Abbiamo iniziato a mettere nero su bianco i pro e i contro di questa scelta di vita, ad annotare tutte le domande che nascevano nel nostro cuore; abbiamo parlato molto, ci siamo confrontati ed abbiamo condiviso anche silenzi fatti solo di sguardi.

Abbiamo messo tutte le nostre carte in tavola, ci siamo seduti di fronte ad esse e, con tutti noi stessi, con le nostre paure, con i nostri dubbi, con le nostre fragilità, con i nostri sogni, con i nostri progetti, abbiamo cercato di trasformare il possibile in reale.

Tutto questo non è un racconto di fantasia.

Noi siamo gli ultimi artefici del nostro domani, esistono ostacoli che noi stessi mettiamo sul nostro cammino, se ci fermassimo a pensare alle nostre esistenze vedremmo che i principali sabotatori delle nostre vite siamo proprio noi!

Non è qualcosa di facile da ammettere perché è molto più semplice dare la colpa a qualcun altro, ma prendere in mano le redini del nostro destino era quello che avevamo deciso di fare.

E quando una tromba d’aria si forma e tocca terra, difficilmente si riesce ad arrestare.

Lasciare tutto e partire: da dove iniziare

E adesso che avevamo deciso di lasciare tutto e partire, che cosa avremmo dovuto fare?

C’erano moltissime domande dentro di noi: una bambina di 2 anni, il lavoro, la casa, le famiglie e gli amici, il giudizio degli altri, il “domani”, e centinaia di pensieri che continuavano ad affollare la nostra mente.

Così ci siamo seduti e abbiamo scritto i punti fondamentali per iniziare ad organizzare questa grande avventura:

  • Quanto durerà il viaggio? Sarebbe stato un famoso anno sabbatico? Non avevamo una risposta precisa a questa domanda: il viaggio più lungo che avevamo fatto fino a quel momento era di due settimane (le classiche ferie estive). E così abbiamo stabilito un tempo minimo: 6 mesi in viaggio. Sapevamo che questo viaggio non sarebbe stato facile da affrontare, e darci questo limite minimo di tempo era necessario per abituarci alla nostra nuova vita e capire se facesse davvero per noi.
  • Dove andremo? Che itinerario seguiremo? Anche per questo punto non c’era ancora una risposta, avevamo molti sogni nel cassetto e volevamo tirarli fuori tutti. Il mondo è davvero immenso e noi avevamo il desiderio di visitarlo nella sua pienezza; avremmo solo dovuto scegliere la prima tappa, il resto sarebbe venuto da sé, saremmo stati trasportati dal flusso.
  • Quale sarà il primo paese che visiteremo? La maggior parte dei viaggiatori sceglie il sud est asiatico come prima meta, ma noi desideravamo iniziare la nostra grande avventura con un Paese che da sempre ci affascinava: Israele. Non era però una meta economica, ma un modo per visitarlo lo avremmo sicuramente trovato: fare volontariato in una organizzazione a Gerusalemme.

Questo periodo di organizzazione è stato davvero surreale: di facciata portavamo avanti le nostre vite regolarmente, ancora non avevamo condiviso con nessun altro la nostra scelta ma, chiusa la porta di casa, sognavamo e organizzavamo l’avventura extra-ordinaria che stavamo per compiere!

Come organizzare un viaggio a lungo termine

Non è passato molto dalla decisione di lasciare tutto alla partenza (avvenuta il 30 marzo del 2022), poco più di tre mesi; mesi concitati, fatti di liste e programmi d’azione.

L’organizzazione ci ha portato a sentirci più al sicuro, a dissipare dubbi, a farci capire che era davvero possibile.

La prima cosa che abbiamo fatto è stato acquistare un biglietto di sola andata per Tel Aviv.

Il passo successivo è stato capire cosa portare con noi; saremmo stati dei viaggiatori zaino in spalla, dei backpacker, avremmo inserito nei nostri bagagli solo lo stretto indispensabile per affrontare ogni possibile clima: dal costume da bagno alle magliette termiche, dai pantaloncini corti alle calze di lana, dalle ciabatte alle scarpe.

La scelta di cosa inserire negli zaini è stato un meraviglioso esercizio di consapevolezza, quanto avevamo accumulato negli anni era sicuramente più di quanto fosse davvero necessario per noi.

Il risultato per due adulti ed una bambina si è tradotto in: uno zaino grande e tre piccoli di cui uno, quello di Rebecca, con i suoi “tesori” e la sua copertina (da cui non si separa mai).

Abbiamo valutato le vaccinazioni da fare, le medicine da portare con noi, acquistato l’assicurazione viaggio (qui trovi l’articolo dettagliato su come scegliere l’assicurazione per il tuo prossimo viaggio) e scelto le carte internazionali migliori per viaggiare per il mondo.

E infine abbiamo sistemato tutte le questioni inerenti al lavoro, alla casa e alla vendita di tutti gli oggetti.

Ora era giunto il momento di dire a tutti che saremmo partiti.

Lasciare tutto e partire: condivisione della scelta e giudizio altrui

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Terminato il grosso dei preparativi, abbiamo condiviso la scelta di lasciare tutto e partire con le nostre famiglie e con i nostri amici.

Da quando è nata Rebecca abbiamo iniziato un percorso nel mondo della consapevolezza, che ci ha aiutato in diversi ambiti, tra cui: gestire l’ansia e le preoccupazioni, crescere personalmente, porsi delle domande e prendere delle decisioni.

E proprio in quel momento la consapevolezza di chi eravamo e perché avevamo preso la decisione di lasciare tutto e partire, è stata un aiuto grande per noi.

Ci eravamo preparati, eravamo sicuri che una pioggia di giudizi ci avrebbe colpito e sarebbe stato inevitabile, perché questa è la natura umana.

Eppure non è andata tanto male quanto ci saremmo aspettati: alcuni hanno appreso la notizia sorridendo, altri hanno pianto, c’è chi ha fatto mille domande e chi è stato in silenzio, c’è chi se lo aspettava e chi invece no.

Questo non ha in alcun modo cambiato il nostro desiderio di partire, il desiderio di prendere in mano la nostra vita e farne qualcosa di unico, di nostro.

Il giudizio delle altre persone non ha modificato il nostro desiderio di libertà e di conoscenza.

Non c’è nulla di “sbagliato” nel vivere la vita a proprio modo, qualunque sia la modalità scelta.

E chiusa anche questa parentesi, era giunto davvero il momento di partire.

Lasciare tutto e partire: la risposta alle domande più comuni

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Ma quali sono le domande più comuni che le persone che ci hanno posto e continuano a porci quasi quotidianamente?

Qui daremo risposta alle due domande in assoluto più gettonate.

  • Come lasciare tutto e partire con una bambina di 2 anni?

Eravamo sicuramente diventati pazzi a decidere di mollare tutto e partire con una bambina, e per giunta così piccola. Una bambina ha bisogno dei nonni, degli amici, di andare all’asilo, e mille altre cose, che conoscono tutti coloro che non sono i genitori di Rebecca.

Noi sappiamo cosa desideriamo per nostra figlia.

E tutto si traduce in una semplice frase: vogliamo vederla crescere indipendente e libera.

Questa è la cosa più importante per noi: che possa scegliere sempre la sua strada, ovunque questa dovesse portarla.

Il viaggio è l’esperienza che più di ogni altra ci ha cambiato.

Abbiamo scoperto più cose di noi in viaggio che in trentatré anni della nostra vita.

Il viaggio ci sfida, ci porta al limite, ci fa agire secondo la nostra natura, ci spoglia di ogni cosa e ci ricostruisce, per quelli che siamo davvero.

E quindi no, non crediamo di aver tolto nulla a nostra figlia decidendo di partire.

Pensiamo invece di averle donato una delle esperienze più formative e incredibili che avrebbe mai potuto vivere.

Nel corso di questi anni in viaggio Rebecca ha iniziato a parlare diverse lingue straniere, ha costruito amicizie in tutti i Paesi che abbiamo visitato, ha nuotato con i pellicani e le iguane di mare alle isole Galapagos, ha ammirato la luna e le stelle con il telescopio nel deserto della Tatacoa, ha raccolto plastica sulla spiaggia di Bali (per salvare le sue amiche tartarughe che altrimenti sarebbero morte), è rimasta incantata dai colori degli Ara in Brasile e ha visto più animali in natura rispetto a noi in tutta la nostra vita.

La nostra non è un’esistenza solitaria: ogni giorno in viaggio conosciamo persone nuove e Rebecca si relaziona con qualsiasi bambino o adulto che incontri, indipendentemente dalla lingua, dal colore della pelle e dalla religione che professa. E questo crediamo sia una ricchezza immensa.

Non amiamo i luoghi comuni e le frasi fatte, i “si è sempre fatto così e così deve essere”.

Il nostro desiderio di vedere Rebecca crescere libera si manifesta ogni giorno un po’ di più e non c’è modo migliore di questo per capire che siamo ancora sulla strada “giusta” per noi.

  • Come fare con i soldi?

Questa crediamo sia la domanda che in assoluto ci hanno posto più frequentemente. “Come potete lasciare tutto e partire. Siete ricchi?”, “Avete ereditato grandi somme di denaro?”

Viaggiando abbiamo capito che è un retaggio soprattutto italiano quello di credere che sia possibile viaggiare solo se si hanno molti soldi. Ci sono infinite modalità di viaggio e infiniti modi per poter viaggiare spendendo davvero pochissimo.

Abbiamo conosciuto ragazzi giovanissimi, senza risparmi, che viaggiavano da anni, facendo volontariato, chiedendo ospitalità e spostandosi con l’autostop, in ogni parte del mondo.

Siamo sempre stati degli amanti del minimalismo, quando ancora quella parola non era diventata così famosa.

Abbiamo sempre vissuto in modo frugale, gli unici soldi che spendevamo erano utilizzati per viaggiare.

Avevamo accantonato dei risparmi per il “futuro”, ed ecco che quel futuro era arrivato per noi.

Non sapevamo quanto sarebbe durato il viaggio, ma abbiamo fatto ricerche, ci siamo informati e abbiamo deciso che l’unico modo per noi possibile era adottare uno stile di viaggio low cost: avremmo dormito negli ostelli (sì, anche con una bambina è possibile) o nelle guest house; avremmo fatto volontariato e chiesto ospitalità, avremmo viaggiato in terza classe e mangiato street food. Avremmo così vissuto le esperienze più incredibili e autentiche della nostra vita.

Abbiamo stabilito un budget mensile da non superare, che effettivamente si è rivelato “giusto” per noi.

Lasciare tutto e partire: la partenza

Ora davvero ogni cosa era pronta per la partenza.

Molto prima dell’alba abbiamo chiuso la porta di “casa”, ci siamo guardati, e abbiamo sorriso tra le lacrime. Il mondo era lì ad aspettarci, ma questa è un’altra storia

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