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Monte del Tempio. Diario di viaggio da Gerusalemme

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Diario di una famiglia in giro per il mondo: giorno 21Monte del Tempio

Quando abbiamo deciso di lasciare tutto e partire la prima cosa che abbiamo dovuto scegliere è stato il Paese da cui iniziare.

Una volta preso il biglietto di sola andata non si poteva tornare più indietro.

E così abbiamo fatto.

Il nostro desiderio era fare un giro del mondo, ma da quale continente iniziare? Avremmo fatto il giro del mondo partendo da est o da ovest? Saremmo volati in America oppure in Asia?

Va bene, partiamo da oriente, è poetico, viaggeremo con il sole, sì, ma da dove iniziare?

Il sud-est asiatico è il luogo da cui partono solitamente i viaggiatori zaino in spalla, una meta economica, semplice da organizzare, potremmo fare anche noi così!

Era una scelta facile ma quando mai avevamo agito prendendo delle decisioni solo perché ritenute semplici?

Dentro di noi sentivamo che il nostro viaggio non sarebbe partito dalla Thailandia…

Elena ha da sempre una grande passione per il Medio Oriente, e ogni volta che prova a capire il perché non riesce mai a trovare una risposta, d’altronde “non c’è ragione nell’amore”.

E c’era un paese che più di tutti desideravamo conoscere e che, da tanto tempo, era nella nostra bucket list (la lista dei desideri o delle meraviglie da esaudire prima di morire): Israele!

Quel biglietto di sola andata per Tel Aviv ci avrebbe portato a conoscere il nostro primo stato di questa grande avventura intorno al mondo. E noi non vedevamo l’ora che arrivasse il giorno della partenza.

Gerusalemme: le prime sensazioni, il primo mese di viaggio

Ci saremmo stati un mese a Gerusalemme, dovevamo solo scovare un modo affinchè fosse sostenibile economicamente.

Israele non è infatti una classica meta low cost, così abbiamo trovato un’associazione che ci permettesse di fare volontariato in cambio di vitto e alloggio.

La comunità aveva la casa sul Monte degli Ulivi, a Gerusalemme.

Era aprile, un mese perfetto a livello climatico, non fa più freddo, non ci sono piogge, la primavera è alle porte e un vento leggero soffia sulla città, rendendola surreale.

Ma ogni cosa era surreale per noi, anche solo fare il bucato ci faceva sorridere: “stiamo stendendo i panni a Gerusalemme!”.

Ogni momento per noi era speciale, tutto era incredibile e extra-ordinario. Dovevamo ancora prendere le misure. Il viaggio era appena iniziato.

Era la prima volta che ci “vivevamo” come famiglia 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. La prima volta che lasciavamo casa per più di due settimane consecutive. La prima volta che parlavamo una lingua straniera in maniera continuativa e soprattutto la prima volta che visitavamo una terra così particolare, così lacerata e segnata da secoli di conflitti e di odio.

La prima volta che vedevamo il muro di divisione tra Israele e la Palestina. Ne avevamo sentito parlare in televisione (anche se non troppo) eppure trovarsi davanti a questo muro alto 8 metri che si estende su un tracciato di 730km è stato davvero impressionante.

Il muro è intervallato da porte elettroniche (i cosiddetti check-point) che permettono di sposarsi da un territorio all’altro, dopo essere stati controllati dalla polizia israeliana.

Abbiamo raccontato in una nostra newsletter di un episodio che ci ha coinvolto in prima persona mentre cercavamo un check-point aperto per rientrare nel territorio israeliano.

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Israele e Palestina: cenni storici

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Israele e i territori limitrofi (come Palestina, Egitto e Giordania) sono chiamati la Terra Santa, e la città di Gerusalemme è la culla delle tre principali religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo e islam).

Il mese di aprile del 2022 era un mese davvero particolare per Israele e per la città di Gerusalemme principalmente, in quel mese sarebbero stati celebrati 3 avvenimenti cardine delle tre religioni sopra citate: la pasqua ebraica, la pasqua cristiana e la fine del ramadan per i musulmani.

Come famiglia non ci definiamo persone religiose, ma spirituali e quelle feste non ci toccavano personalmente, eppure, per noi è stato davvero speciale poter essere lì in quel momento.

Purtroppo quel mese, per quella coincidenza di eventi (le tre festività ogni anno vengono festeggiate in periodi differenti, quindi è stata davvero una casualità esserci trovati in quel momento) il clima era molto teso in città, ma, Gerusalemme, purtroppo, è una città che è abituata a vivere in una situazione continua di conflitto.

Una delle zone più dibattute e contestate di Gerusalemme è proprio il Monte del Tempio detto anche Spianata delle Moschee.

Per la religione ebraica questo territorio è sacro perché qui sarebbe dovuto avvenire il sacrificio di Isacco da parte di Abramo, per la religione islamica questo luogo è altrettanto importante in quanto è qui che Maometto è salito al cielo.

Uno dei muri che delimitano la Spianata delle moschee è il cosiddetto Muro Occidentale o “Muro del Pianto”, si tratta delle rovine del secondo tempio di Gerusalemme che per la religione ebraica è il principale luogo sacro, ed è possibile accedervi da una zona separata rispetto al Monte del Tempio.

Dal punto di vista territoriale il Monte del Tempio è gestito dal governo israeliano, che al termine della guerra dei sei giorni, nel 1967, aveva conquistato la parte est di Gerusalemme che faceva parte del territorio giordano. È presente però uno status quo che concede autorità su questo territorio alla fondazione religiosa controllata dalla Giordania, la Waqf.

Secondo questo status quo, il muro del pianto è luogo di preghiera degli ebrei e il Monte del Tempio (o Spianata delle Moschee) è il luogo di preghiera dei musulmani ed è precluso l’ingresso agli ebrei.

È famoso l’episodio in cui l’ex primo ministro Ariel Sharon, nell’anno 2000, visitò la spianata delle moschee provocando l’inizio della seconda intifada (seconda rivolta palestinese).

Raccontiamo il contesto storico e religioso perché in questo territorio non è possibile evitare di farlo.

Purtroppo ogni luogo in Israele e a Gerusalemme ha una storia molto intricata e complessa da comprendere fino in fondo, eppure, crediamo che quando si visiti un Paese non si possa non conoscere la storia di quel luogo.

In quel mese a Gerusalemme abbiamo visitato moltissimi luoghi di culto e tra questi anche il Muro del Pianto e la Spianata delle Moschee.

Abbiamo visitato il Muro del Pianto il secondo giorno in cui eravamo a Gerusalemme.

Non ci sono orari di ingresso, si svolta l’angolo e ci si ritrova davanti questo incredibile muro antico di 2000 anni. È possibile avvicinarsi al muro anche se non si è ebrei, è necessario però indossare un abbigliamento adeguato: per gli uomini la kippah (il tradizionale copricapo da indossare anche nella sinagoga) e per le donne occorre avere coperte le gambe e le spalle. L’area riservata agli uomini è separata da quella riservata alle donne.

Era nostro grande desiderio visitare anche il Monte del Tempio, ma è stato più difficile, e per un momento abbiamo pensato che saremmo andati via da Gerusalemme per proseguire il nostro viaggio senza poter posare i nostri piedi sulla spianata delle moschee. Ma fortunatamente non è stato così.

Monte del Tempio (Spianata delle Moschee): la nostra mattinata più speciale

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Il Monte del Tempio è aperto al “pubblico” solo in determinati giorni ed orari, e diverse volte abbiamo provato ad entrarci ma non è stato possibile; ma una settimana prima di rifare i nostri zaini e partire siamo riusciti nell'”impresa”!

Abbiamo dovuto superare dei controlli per entrare, ma ai controlli ci si abitua in fretta in Israele, e finalmente eravamo dentro.

Ma perché viene chiamata Spianata delle Moschee?

Gerusalemme è una città fatta di sali e scendi, ma qui l’area è piana e all’interno sono presenti tre moschee con i rispettivi minareti. È qui che sorge la Cupola d’Oro (conosiuta anche come Cupola o Moschea della Roccia), il simbolo di Gerusalemme, che è possibile ammirare da moltissimi luoghi di questa città.

La cupola appartiene alla moschea che, come quella di Al-Aqsa, non è accessibile a tutti coloro che non sono di fede musulmana; ma anche solo ammirarla da fuori è una vera gioia per gli occhi.

Quando i nostri piedi hanno varcato la porta d’ingresso (l’unica entrata possibile per i turisti) ci sembrava di essere entrati in una realtà parallela.

Gerusalemme è una città viva, vibrante, chiassosa, ma qui no, qui la città sembra fermarsi.

Non esistono orologi qui, non esistono appuntamenti, parole o passi da compiere.

Gli uomini, seduti su piccolo tappetino all’ombra degli ulivi, parlano mentre aspettano l’ora della preghiera.

Le donne, dall’altro lato siedono su delle sedie disposte una accanto all’altra pregando ad alta voce.

Rebecca rincorre i piccioni, le persone che la vedono sorridono.

Non ci sono carte in terra che si muovono mosse dal vento, qui tutto è pulito.

I gatti si arrampicano pigri e giocano tra le fronde degli alberi.

E noi dimentichiamo dove siamo.

Desideriamo solo rimanere seduti a guardare il tempo che scorre.

Non c’è nient’altro che vorremmo fare, nessun altro posto in cui vogliamo essere.

Non sappiamo se è questa la “città santa”, ma noi qui la pace l’abbiamo provata davvero.

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